Si può lavorare in cassa integrazione? Lavoretti compatibili 2026, con le cifre e la comunicazione all'INPS

Si può lavorare in cassa integrazione? Lavoretti compatibili 2026, con le cifre e la comunicazione all'INPS

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Dal 2025 si può lavorare in cassa integrazione, a due condizioni. Quali lavoretti, quanto rendono davvero, e il conto di quanto puoi guadagnare senza rimetterci.

Di humatic.work · Aggiornato il 2 agosto 2026

Sì, si può lavorare mentre sei in cassa integrazione. Ma a due condizioni, e la seconda è quella che fa i danni: devi avvisare l'INPS prima di cominciare, e per le giornate in cui lavori l'integrazione non ti spetta. Chi lavora senza avvisare prima non perde una giornata: perde il trattamento.

Questa è la regola in vigore dal 12 gennaio 2025. Se hai letto qualcosa di diverso — e probabilmente ti è successo, perché in prima pagina su Google convivono ancora tre risposte diverse — il paragrafo qui sotto ti spiega perché, e qual è quella giusta.

Perché in rete trovi risposte opposte

Cercando "si può lavorare in cassa integrazione" trovi tre famiglie di pagine, e si contraddicono fra loro:

  1. Pagine del 2021-2022 ancora in prima pagina, con la regola di prima della riforma. La più letta di tutte porta la data del 24 ottobre 2022: precede di due anni la norma che ha cambiato la risposta. Non è sbagliata per malafede, è vecchia.
  2. Pagine aggiornate al 2026 che scrivono "incompatibile", con decadenza e restituzione di quanto percepito (Enac Informa, 8 luglio 2026).
  3. Pagine aggiornate al 2026 che spiegano come si fa, comunicazione preventiva inclusa (Fiscomania, aggiornata al 2 agosto 2026).

Le due del 2026 sono entrambe fresche e dicono il contrario l'una dell'altra. Non solo: danno anche due massimali diversi dello stesso trattamento — 1.404,03 euro lordi una, 1.423,69 euro lordi l'altra.

La risposta ordinata. La norma che conta è l'articolo 6 della legge 13 dicembre 2024, n. 203 — il cosiddetto Collegato Lavoro — che ha riscritto l'articolo 8 del decreto legislativo 148/2015, in vigore dal 12 gennaio 2025. Dice tre cose, in quest'ordine:

  • lavorare non è vietato: subordinato o autonomo, non c'è un divieto;
  • per le giornate di lavoro effettuate il trattamento non spetta. Non perdi il mese: perdi quelle giornate;
  • se non comunichi preventivamente all'INPS che stai per lavorare, decadi dal trattamento. Questa è la sanzione grossa, ed è l'unica che dipende interamente da te.

Chi scrive "incompatibile" sta descrivendo il punto due (per quelle giornate non prendi l'integrazione) come se fosse un divieto. Chi scrive "si può, basta comunicare" sta descrivendo il punto uno e dimentica di dirti che quelle giornate te le scalano. Sono vere tutte e due a metà, ed è per questo che stai cercando la terza volta.

Sui due massimali. Il massimale dell'integrazione si rivaluta ogni anno e l'INPS lo pubblica con una circolare annuale. Le due cifre in giro significano esattamente questo: la cifra 2026 è 1.423,69 euro lordi al mese (circa 1.340,56 netti), fissata dalla circolare INPS n. 4 del 28 gennaio 2026 (il testo della circolare, via Fisco e Tasse); l'altra, 1.404,03, era il valore del 2025 rimasto su pagine non aggiornate. Nei settori edile e lapideo, per le fermate da maltempo, il massimale sale del 20%.

La soglia che conta non è in euro

Questo è il malinteso più costoso della materia, e nessuna delle pagine che abbiamo letto lo scioglie.

In giro trovi due soglie in euro, e ora possiamo dirti di cosa parlano davvero. I 5.000 euro lordi l'anno sono la soglia oltre la quale sulla prestazione occasionale scattano i contributi INPS (Fiscozen, Studio Polli): una soglia contributiva, riguarda i contributi, non il sussidio. I 3.000 euro l'anno riguardano solo un canale preciso: il Libretto Famiglia e il contratto di prestazione occasionale (PrestO), cioè i lavoretti pagati attraverso la piattaforma dell'INPS — per chi riceve integrazioni salariali o sostegni al reddito, i compensi entro quel tetto non incidono sulla prestazione (circolare INPS 107/2017). È l'unico caso in cui una cifra in euro ti protegge davvero.

Fuori da quel canale, la soglia che ti riguarda non è una cifra: è la giornata lavorata e la comunicazione preventiva. Puoi incassare 40 euro o 400: quello che decide se prendi o non prendi l'integrazione è se quel giorno hai lavorato e se l'INPS lo sapeva prima.

Le attività, con quanto rendono davvero

Nessuna delle pagine in prima pagina su questa domanda nomina una sola attività concreta: parlano di categorie giuridiche. Qui trovi le attività, con la resa oraria realistica in Italia e con l'effetto che hanno sull'integrazione.

Attività Resa realistica Come si inquadra Effetto sull'integrazione
Vendere l'usato tuo 200-600 € una tantum da uno svuota-casa non è lavoro: vendi cose tue nessuno
Interviste e ricerche di mercato 50-100 €/ora equivalenti, a sessione compenso occasionale, episodico va comunicata, incide sulla giornata
Ripetizioni 15-30 €/ora prestazione occasionale va comunicata, incide sulla giornata
La tua competenza a ore 25-60 €/ora occasionale, o P. IVA se diventa continuativo va comunicata
Test di siti e app 25-100 €/ora equivalenti, raro compenso occasionale va comunicata
Pet sitting 7-18 €/ora occasionale o libretto famiglia va comunicata
Trascrizioni 6-13 €/ora a regime occasionale, o P. IVA a volume va comunicata
Consegne a domicilio 8-12 €/ora lordi rapporto continuativo con la piattaforma occupa giornate intere: è la voce più rischiosa
Annotazione dati per l'AI 6-13 €/ora effettivi occasionale, spesso con piattaforma estera va comunicata
Sondaggi online 0,25-5 €/ora micro-compensi resa troppo bassa: vedi sotto

Le tre voci su cui vale la pena soffermarsi, nella tua situazione.

Vendere l'usato è l'unica che non tocca niente. Non è un'attività lavorativa: sono beni personali di cui ti disfi. Sui beni usati venduti a meno di quanto li hai pagati non c'è tassazione, e le piattaforme segnalano i dati all'Agenzia delle Entrate solo sopra 30 vendite o 2.000 euro l'anno (regole DAC7) — segnalazione, non tassa. Uno svuota-casa serio rende 200-600 euro in poche settimane, di più se c'è elettronica ferma. È cassa immediata e non ha nessuna conseguenza sul tuo trattamento. (Da validare col responsabile legale, insieme al resto: la qualificazione della vendita di beni personali come non-attività-lavorativa ai fini dell'art. 8.)

Le consegne a domicilio sono la voce più insidiosa. Rendono 8-12 euro l'ora lordi, da cui togliere carburante e usura del mezzo, e per farci qualcosa devi metterci ore e giornate: è esattamente il profilo che ti mangia le giornate di integrazione. Aritmeticamente, spesso ci rimetti — il conto qui sotto ti dice quando.

Le interviste di ricerca sono l'opposto delle consegne: pochi minuti, compenso alto per il tempo che occupano, nessun rapporto continuativo. Attenzione a non confonderle con i sondaggi: i questionari a crocette pagano 0,25-5 euro l'ora (Hostinger), le interviste in profondità valgono 50-150 euro a sessione. Se il confronto ti pare gonfiato, Shopify riporta test utente pagati 100 euro per un'ora: è la fascia normale del settore quando serve un'opinione vera.

Il conto che nessuno ti fa: quanto puoi guadagnare senza rimetterci

Questo è il conto che nessuna delle pagine sulla cassa integrazione consegna, e si fa in tre passaggi con due numeri che hai già.

Passo 1 — quanto vale una tua giornata di integrazione. L'integrazione vale l'80% della retribuzione persa, entro il massimale. Prendi l'importo mensile netto che ti arriva e dividilo per le giornate indennizzate del mese. Con un'integrazione da 1.000 euro netti su 22 giornate, una giornata vale circa 45 euro.

Passo 2 — quanto ti rende il lavoretto in quella stessa giornata. Non all'ora: in quella giornata, al netto delle spese (benzina, spostamenti).

Passo 3 — il confronto. Se il passo 2 è più basso del passo 1, quel giorno ci hai rimesso.

Con i numeri sopra: una giornata di consegne che ti rende 60 euro lordi, meno 15 di carburante, sono 45 netti a fronte di 45 di integrazione persa. Hai lavorato otto ore per zero. Una giornata che ti rende 120 euro netti ti lascia 75 euro in più. Sotto i 45, ci rimetti.

Il ribaltamento vale anche al contrario, ed è il motivo per cui la lista sopra è ordinata così: quando l'attività occupa pochi minuti e rende molto per quei minuti, il conto cambia segno. Ma il calcolo va fatto ogni volta, con i tuoi numeri veri, che sono sul cedolino e sul fascicolo INPS. Chi ti dà una cifra valida per tutti, non sa di cosa parla.

(Da verificare col patronato, ed è la domanda più importante di questa pagina: se un compenso occasionale che occupa venti minuti fa perdere l'intera giornata di integrazione o solo la quota corrispondente. Le fonti che abbiamo letto ragionano per giornate intere e non distinguono. Finché non hai la risposta dal tuo patronato, tratta ogni compenso come se riguardasse la giornata intera: è l'ipotesi prudente, e ti costa al massimo un'occasione.)

Come si comunica all'INPS, e cosa succede se non lo fai

La comunicazione è preventiva: va fatta prima di iniziare l'attività, alla sede INPS competente. Non è una formalità e non è recuperabile dopo: è l'unico adempimento la cui mancanza ti fa decadere dal trattamento, non ridurlo.

Una semplificazione vera, scritta nella stessa norma: se ti assume un datore di lavoro, la comunicazione obbligatoria che fa lui (quella che ogni assunzione regolare comporta) vale come assolvimento del tuo obbligo. La comunicazione in proprio ti serve per tutto il resto: lavoro autonomo, prestazioni occasionali, collaborazioni — lì nessuno la fa al posto tuo.

Quello che devi avere pronto quando la fai:

  • i tuoi dati e il riferimento della pratica di cassa integrazione in corso;
  • chi ti dà il lavoro (nome, partita IVA o codice fiscale);
  • che tipo di rapporto è (subordinato, autonomo, prestazione occasionale);
  • da quando comincia, e le giornate in cui lavorerai;
  • il compenso previsto.

Fallo fare al patronato, ed è gratis. CAF e patronati compilano e trasmettono questa comunicazione senza costo per te, e soprattutto sanno inquadrare il tuo caso: se sei in CIGO, CIGS, in deroga o in un fondo di solidarietà le regole di contorno cambiano, e la stessa attività può essere trattata diversamente. Portagli questa pagina e la domanda del paragrafo precedente.

Il canale esatto (sportello, PEC, servizio online) può cambiare da sede a sede: è un altro buon motivo per farla passare dal patronato, che usa quello giusto della tua provincia.

Hai un quarto d'ora, ogni tanto? Vale un buono da 15 a 25 euro.

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Facciamo interviste di ricerca condotte da un'intelligenza artificiale: 15-25 euro in buoni regalo per un quarto d'ora, dal telefono, con il buono entro 3 giorni dall'approvazione. Rapportato al tempo che occupa, è l'equivalente di 60-100 euro l'ora.

Tre cose oneste, prima che ti iscrivi, e in questa pagina contano più che altrove:

  1. Ti chiamiamo quando c'è una ricerca adatta al tuo profilo. Qualche invito al mese in media, non garantito. Non è un reddito e non lo scriviamo come se lo fosse.
  2. Le cifre le diamo per sessione, mai al mese. È una regola di casa, e qui vale doppio: a te un flusso mensile non conviene nemmeno: un compenso regolare e continuativo è esattamente ciò che ti sposta dalla parte in cui l'integrazione non spetta più. Chi ti promette "tot euro al mese" mentre sei in cassa integrazione ti sta vendendo un problema.
  3. Il compenso è in buoni regalo, non in denaro, e vale anche per noi tutto quello che c'è scritto sopra: la comunicazione al patronato la puoi fare quando vuoi, anche dopo esserti iscritto — l'invito a un'intervista non arriva lo stesso giorno, dipende dalle ricerche aperte. Non è una formalità che ti risparmiamo per venderti meglio: è solo che non deve fermarti adesso.

Le risposte tirate via non vengono pagate: un giudice automatico valuta che l'opinione sia genuina, ed è il motivo per cui il compenso può essere questo.

I limiti, detti prima

Nessuna delle voci di questa pagina sostituisce lo stipendio che stai integrando. Sono integrazioni episodiche: decine, al massimo poche centinaia di euro, con impegno e un po' di fortuna sulle occasioni.

E i quattro segni della fregatura, che su chi è in cassa integrazione vengono provati più spesso:

  1. ti chiedono soldi per iniziare (kit, corso, "attivazione"): è una truffa, sempre;
  2. ti chiedono carta o IBAN all'iscrizione: per ricevere denaro non servono mai;
  3. ti promettono cifre fisse garantite ("500 euro a settimana da casa"): nessun lavoro saltuario serio può garantirle, e in cassa integrazione una promessa così è doppiamente sospetta;
  4. ti dicono che "tanto non se ne accorge nessuno": chi ti offre lavoro in nero mentre sei in cassa integrazione mette il rischio tutto dalla tua parte. La decadenza e la restituzione le paghi tu, non lui.

Fonti: Legge 13 dicembre 2024, n. 203 — Collegato Lavoro, art. 6 (testo, GU n. 303 del 28/12/2024), che riscrive l'art. 8 del d.lgs. 148/2015 · Fiscomania — lavoro e cassa integrazione (agg. 2/8/2026) e Fiscomania — cassa integrazione, massimali · Enac Informa — cassa integrazione 2026 · La Legge per Tutti, articoli 604314 (24/10/2022) e 714752 (13/12/2024) · Fiscozen e Studio Polli — prestazione occasionale e soglia dei 5.000 euro · Hostinger — resa dei sondaggi online · Shopify — test utente e guadagni rapidi · Vinted — regole DAC7.

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