Business plan: un esempio completo, sezione per sezione (2026)
Commissiona la tua ricercaUn esempio di business plan completo per una piccola impresa italiana, con ogni cifra e la sua fonte: costi, contributi, prezzo, margine, punto di pareggio, conto economico. E l'analisi di mercato fatta come la chiedono banche e bandi.
Chi cerca «esempi di business plan già fatti» trova soprattutto due cose: modelli vuoti da compilare, e vecchi PDF di università e Camere di commercio. Il primo risultato su Google è un caso didattico dell'Università di Siena il cui file risale al 2006; il secondo, della Camera di commercio di Torino, è del 2015. Sono esempi onesti, ma hanno la stessa debolezza: arrivano ai numeri senza aver dimostrato che qualcuno comprerà. Nel caso di Torino la domanda la stima il titolare («il Sig. Rossi ritiene»); in quello di Siena la «prova» è che il 62% degli intervistati si è detto interessato.
Questa pagina è un business plan completo per una piccola impresa italiana del 2026, con ogni cifra e la sua fonte: costi, contributi, prezzo, margine, punto di pareggio, conto del primo anno. E con la sezione che gli altri esempi saltano: come si dimostra la domanda.
Una cosa da sapere subito: Humatic è una piattaforma di interviste con un panel di persone verificate, cioè uno dei modi per raccogliere le risposte di cui parla la sezione sul mercato. Lo diciamo lì, al suo posto, e in pagina non ci sono link di affiliazione.
A cosa serve un business plan, e chi lo legge
Un business plan è il documento in cui un'idea diventa un conto: quanto costa, quanto rende, in quanto tempo, con quali rischi. Lo legge chi deve decidere se metterci soldi:
- la banca, o il Fondo di garanzia per le PMI che garantisce il prestito. Il suo modulo per le imprese nuove chiede il fatturato come prezzo per quantità, per tre esercizi, la descrizione del mercato di sbocco «dimensioni, andamento storico e previsioni», i clienti già acquisiti o da acquisire e i concorrenti (Fondo di garanzia, modelli di valutazione);
- un bando: Resto al Sud 2.0 e Autoimpiego Centro-Nord di Invitalia hanno un loro modello di piano d'impresa, che chiede l'opportunità di mercato, i clienti target, l'offerta già presente e i principali ostacoli con le azioni correttive;
- un socio o un investitore;
- tu, prima di firmare un affitto o comprare merce. È il lettore che conta di più, e quello che si inganna più facilmente.
Le sezioni sono quasi sempre le stesse. Le trovi qui sotto nell'ordine in cui le leggerebbe una banca, già compilate.
L'impresa dell'esempio
Grani Lenti (nome di fantasia) è una ditta individuale che vende online, a privati in tutta Italia, caffè in grani di una torrefazione artigianale italiana, in sacchetti da 1 kg. Si compra una volta sola o in abbonamento mensile. La titolare, Marta (anche lei di fantasia), ha 31 anni, ha lavorato tre anni come barista e apre a marzo 2026.
Perché il caffè: si vende a clienti di tutta Italia, i costi si trovano tutti su listini pubblici, e il prodotto ha un mercato grande e concorrenti veri, il che obbliga il piano a dire perché qualcuno dovrebbe comprare proprio da Marta.
Le cifre in grassetto vengono da una fonte collegata. Quelle segnate ipotesi sono scelte dell'esempio: nel tuo piano le sostituisci con i tuoi preventivi.
1. Sintesi
Grani Lenti vende online caffè in grani di una torrefazione artigianale italiana, a 34 euro al kg in abbonamento con la spedizione compresa. Si rivolge a chi ha a casa un macinacaffè e oggi compra grani al supermercato o da torrefazioni specialty che costano il doppio. Con 300 euro al mese di pubblicità, il primo anno chiude fra una perdita di circa 4.600 euro e un utile di circa 2.300 euro: la differenza la fa il tasso di conversione del sito, che va misurato prima di spendere. Il piano chiede di verificare la domanda con dodici interviste prima dell'apertura.
La sintesi si scrive per ultima e sta in prima pagina. Una banca la legge per decidere se leggere il resto: deve contenere il prodotto, il cliente, il prezzo, il risultato atteso e il rischio principale.
2. Chi apre, e con quale forma
- Forma giuridica: ditta individuale, regime forfettario.
- Codice dell'attività: dal 2025 la classificazione ATECO non distingue più il canale di vendita: per ISTAT il canale «non rappresenta più il criterio guida» e non esistono più codici per il commercio via internet. Si classifica per prodotto: per il caffè è 47.27.20, commercio al dettaglio di caffè (ISTAT, nota metodologica ATECO 2025). Molte guide indicano ancora il vecchio 47.91.10, che oggi vuol dire un'altra cosa.
- Permessi: la vendita online richiede la SCIA allo sportello unico (SUAP) del Comune (D.Lgs. 59/2010, art. 68). Per gli alimenti la legge chiede anche un requisito professionale, valido «in qualsiasi forma», quindi anche online: un corso riconosciuto, un diploma con materie attinenti, oppure due anni di esperienza nel settore negli ultimi cinque (art. 71, comma 6). Marta lo soddisfa con i tre anni da barista. Per gli alimenti la SCIA porta con sé la notifica sanitaria all'ASL: chiedi al SUAP del tuo Comune il modulo.
- Regime fiscale: forfettario, con l'imposta sostitutiva al 5% per i primi cinque anni se non si è avuta un'attività d'impresa nei tre anni prima (poi 15%), su un reddito pari al 40% dei ricavi per il commercio, meno i contributi versati (L. 190/2014, art. 1, commi 54-89). Il regime vale fino a 85.000 euro di ricavi.
Attenzione per il 2027. Dal 1° gennaio 2027 i commi del forfettario sono abrogati dal decreto legislativo 19 giugno 2026, n. 117, e il regime passa nel nuovo testo unico delle imposte sui redditi. L'esempio usa le regole del 2026. Se il tuo piano copre il 2027, verifica con il commercialista se cambiano soglie e aliquote.
3. Il prodotto e il prezzo
Un solo prodotto all'inizio: miscela di una torrefazione artigianale italiana, in sacchetto da 1 kg con valvola, in grani. Due modi di comprarlo: ordine singolo con la spedizione a parte, o abbonamento mensile a 34 euro al kg con la spedizione compresa.
Il prezzo si decide guardando due cose: cosa costa venderlo, e cosa chiedono gli altri.
Cosa chiedono gli altri, in abbonamento (pagine lette l'1/10/2026):
Scorri la tabella verso destra →
| Venditore | Offerta | Prezzo al kg |
|---|---|---|
| Caffè Moca | 6 confezioni da 500 g a 48,55 euro, senza spese di spedizione | 16,18 euro |
| Mirabilia (specialty) | 4 pacchetti da 250 g a 67,50 euro al mese, spedizione inclusa | 67,50 euro |
| Garage Coffee Bros (specialty) | 2 pacchetti da 250 g a 48 euro al mese, spedizione inclusa | 96 euro |
Grani Lenti si mette in mezzo: più cura del supermercato, metà del prezzo delle specialty. È una scommessa, e il piano deve dire come la verifica (sezione 5).
4. Quanto costa ogni pacco venduto
È la tabella più importante del piano, e quella che gli esempi in rete non mostrano. Un regime forfettario non scarica l'IVA sugli acquisti: per Marta l'IVA è un costo, e va dentro il conto.
Scorri la tabella verso destra →
| Voce, per un pacco da 1 kg in abbonamento | Costo |
|---|---|
| Caffè dalla torrefazione: 13,00 euro + IVA 22% (ipotesi di preventivo) | 15,86 euro |
| Sacchetto ed etichetta: 0,80 euro + IVA (ipotesi) | 0,98 euro |
| Spedizione Poste Delivery Web, 0-1 kg 4,63 euro + consegna a domicilio 0,82 euro, più IVA (listino aprile 2026) | 6,65 euro |
| Pagamento con carta, Shopify Payments 1,9% + 0,25 euro (Shopify, prezzi) | 0,90 euro |
| Totale costi variabili | 24,39 euro |
| Margine per pacco, a 34 euro | 9,61 euro |
Il primo conto che fa saltare il piano. A 28 euro, che sembra un prezzo competitivo, i costi variabili sono 24,27 euro e il margine scende a 3,73 euro a pacco: non bastano a pagare la pubblicità per trovare un cliente. È il conto da fare prima di tutti gli altri, e in molti piani manca.
Il caffè è la voce che pesa di più, e il piano deve dire cosa succede se il preventivo della torrefazione aumenta del 10%: il margine passa da 9,61 a 8,02 euro a pacco.
5. Il mercato, i clienti e la prova della domanda
È la sezione che decide se il piano regge. Si scrive in tre parti, e quasi tutti gli esempi si fermano alla prima.
5.1 Quanto è grande il mercato
I numeri del settore servono a mostrare che il mercato esiste, non che comprerà da te:
- gli italiani hanno speso online 62,3 miliardi di euro nel 2025, il 7% in più dell'anno prima (Osservatori Netcomm-Politecnico di Milano);
- il cibo e la spesa online valgono 5,1 miliardi nel 2026 (Osservatori, maggio 2026);
- in Italia si consumano 4,9 kg di caffè a testa all'anno, e il caffè in grani è il 4% delle vendite (il macinato il 64%, le cialde il 24%): dati 2025 del Comitato Italiano del Caffè, riportati da ANSA.
Il quarto punto è il più utile: il caffè in grani è una nicchia. Chi lo compra ha già un macinacaffè o una macchina con il macinino, ed è lui il cliente di Grani Lenti, non «gli italiani che bevono caffè».
5.2 I concorrenti
La tabella dei prezzi della sezione 3, più una riga per ciascuno su cosa offre e cosa non offre. Un concorrente si descrive per quello che fa il cliente, non per il suo sito: dove compra oggi chi beve caffè in grani? Al supermercato, dalla torrefazione sotto casa, su Amazon, da una specialty. Ognuna di queste è un'alternativa a Grani Lenti, e il piano deve dire perché il cliente dovrebbe cambiare.
5.3 La prova che qualcuno comprerà
Qui gli esempi in rete sbagliano in due modi. O la saltano, e la domanda la stima il titolare. O fanno come nel caso di Siena: 166 interviste fatte di persona dalle due socie, in palestre e supermercati, che concludono che «il 62% degli intervistati si è infatti dichiarato interessato» e che l'esito è «assai confortante» (Università di Siena, caso «Relax Snc»).
Dichiararsi interessati non costa niente. Le ricerche sulle intenzioni d'acquisto lo misurano da decenni: in uno studio sui computer, il 15,3% degli intervistati ha detto che ne avrebbe comprato uno entro un anno, e lo ha fatto il 5,7% (Sun e Morwitz, 2010). Uno su tre. E nel caso di Siena il documento stesso lo lascia intendere: le interviste hanno dato «conferma di ciò che si prevedeva e che si sperava».
Le domande che reggono non chiedono un'opinione sul futuro, ma fatti sul passato:
Scorri la tabella verso destra →
| Domanda debole | Domanda che regge |
|---|---|
| Compreresti caffè in grani in abbonamento? | Dove hai comprato l'ultimo pacco di caffè in grani, e quanto l'hai pagato? |
| Ti piace l'idea? | Ogni quanto lo finisci? Cosa succede quando lo finisci e non ne hai in casa? |
| Pagheresti 34 euro al kg? | Hai mai provato un abbonamento? Lo hai disdetto? Perché? |
E le risposte si riportano come le chiedono già alcuni bandi. La Regione Lombardia, nella scheda del suo bando per le startup innovative, ammette fra le prove «interviste, survey, test con utenti, lettere di interesse», ma precisa che per survey e interviste vanno indicati «almeno numero dei soggetti coinvolti, profilo dei partecipanti, data e principali risultati». Il Piemonte, nel bando per la crescita delle startup innovative, chiede «validazioni da parte del mercato» come «progetti pilota con potenziali clienti, utenti già attivi, pre-ordini o vendite già conseguite».
Come appare la sezione nel piano di Grani Lenti (le risposte qui sotto sono inventate per l'esempio: nel tuo piano ci vanno le tue):
Interviste preliminari. Dal 2 al 13 febbraio 2026, 12 interviste di 20 minuti a persone che comprano caffè in grani per casa almeno una volta al mese, in diverse regioni.
- 8 su 12 comprano al supermercato, fra 14 e 22 euro al kg; 3 in una torrefazione; 1 su Amazon.
- 7 su 12 restano senza caffè almeno una volta al mese e ripiegano sul macinato.
- 4 su 12 hanno provato un abbonamento al caffè; 3 lo hanno disdetto entro sei mesi, 2 perché «arrivava troppo caffè».
- Su 12, 5 hanno lasciato l'indirizzo email per ricevere il primo pacco a prezzo di lancio.
Cosa cambia nel piano. L'abbonamento avrà la frequenza modificabile (ogni 3, 4 o 6 settimane), perché la causa principale di disdetta è il troppo caffè. Il prezzo di 34 euro resta un'ipotesi da verificare con il primo mese di vendite.
Notare due cose. Le domande sono sul comportamento, non sull'opinione. E il risultato più importante non è quanti hanno detto sì, ma perché le persone disdicono, che ha cambiato il prodotto prima di spendere un euro.
Dove si trovano le persone da intervistare. La strada di Siena, cioè intercettarle al supermercato, funziona ma costa settimane, e trovi chi passa di lì, non il tuo cliente. Le alternative sono la tua rete (rapida, ma le persone che ti conoscono tendono a darti ragione), i gruppi online di chi ha la stessa passione, e un panel. Humatic è un panel di persone verificate con il documento: ci scrivi chi vuoi ascoltare (per esempio, chi compra caffè in grani almeno una volta al mese) e cosa vuoi capire, lo studio si disegna insieme, la nostra AI intervista le persone in chat e tu ricevi la sintesi e le trascrizioni integrali. Chi risponde riceve un buono regalo da 10 a 40 euro per intervista. Come si fa, passo per passo, lo spiega la nostra guida sulla lean startup e le interviste.
6. Come Grani Lenti trova i clienti
Il canale dell'esempio è la pubblicità su Google, sulle ricerche di chi cerca già caffè in grani. Quanto costa un cliente si calcola in tre passi:
- Il costo per clic. Per «caffè in grani» (1.000-10.000 ricerche al mese) gli inserzionisti offrono fra 0,24 e 0,95 euro per comparire in alto (pianificatore delle parole chiave di Google Ads, misurato l'1/10/2026). L'esempio usa 0,60 euro (ipotesi).
- Quanti visitatori comprano. Qui le fonti non vanno d'accordo, e il piano deve dirlo:
- nei negozi online di cibo e bevande di Regno Unito e Irlanda compra l'1,58% dei visitatori (IRP Commerce, agosto 2026);
- su un campione mondiale di negozi, nel settore cibo e bevande compra il 4,58% (Dynamic Yield).
- Il costo di un cliente è il costo per clic diviso per la quota di chi compra: 0,60 / 1,58% = 37,97 euro nel caso prudente, 0,60 / 4,58% = 13,10 euro in quello buono.
Quanto resta un abbonato. Un abbonato non resta per sempre. Su oltre 15.000 negozi con abbonamenti, dopo sei mesi è ancora abbonato il 45% dei clienti, dopo dodici il 33% (Recharge, dati 2022). L'esempio usa questi due punti: un abbonato fa in media 6,63 pacchi nel primo anno, cioè 63,71 euro di margine (6,63 × 9,61).
Il conto che una banca guarda: un abbonato porta 63,71 euro di margine e costa fra 13 e 38 euro per trovarlo. Il piano sta in piedi in tutti e due i casi, ma con margini molto diversi.
7. I costi fissi del primo anno
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| Voce | Euro |
|---|---|
| Contributi INPS, Gestione commercianti: minimo 2026 4.611,64 euro (INPS, circolare 14/2026), ridotto del 35% per i forfettari che lo chiedono | 2.997,57 |
| Shopify Basic, pagamento annuale: 19 euro al mese IVA esclusa, più IVA | 278,16 |
| Dominio e casella di posta (ipotesi) | 50,00 |
| Diritto annuale della Camera di commercio, sezione speciale: 52,80 euro a Roma nel 2026 (CCIAA Roma); varia da Camera a Camera | 52,80 |
| Iscrizione al Registro imprese: diritti 18 euro + bollo 17,50 euro (CCIAA Marche) | 35,50 |
| Commercialista (ipotesi) | 800,00 |
| Fotografie del prodotto e marchio, una volta sola (ipotesi) | 600,00 |
| Totale | 4.814,03 |
Due note che spesso mancano. I contributi INPS sono il costo fisso più pesante, anche se l'impresa non vende niente. E la riduzione del 35% ha un rovescio: per la pensione vengono accreditati meno mesi, in proporzione a quanto versi (INPS, circolare 35/2016).
8. Il conto economico del primo anno
Le ipotesi: 300 euro al mese di pubblicità per dodici mesi; i nuovi abbonati arrivano in modo costante; ognuno segue l'andamento degli abbonamenti della sezione 6. Gli ordini singoli non sono contati.
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| Caso prudente (1,58%) | Caso buono (4,58%) | |
|---|---|---|
| Nuovi abbonati al mese | 7,9 | 22,9 |
| Pacchi venduti nell'anno | 408 | 1.181 |
| Ricavi (pacchi × 34 euro) | 13.872,00 | 40.154,00 |
| Margine (pacchi × 9,61 euro) | 3.920,88 | 11.349,41 |
| Pubblicità | −3.600,00 | −3.600,00 |
| Costi fissi | −4.814,03 | −4.814,03 |
| Risultato prima dell'imposta | −4.493,15 | 2.935,38 |
| Imposta sostitutiva al 5% sul 40% dei ricavi, meno i contributi | −127,56 | −653,20 |
| Risultato del primo anno | −4.620,71 | 2.282,18 |
Tre cose che il conto insegna, e che un piano serio scrive:
- Con il forfettario si pagano le imposte anche in perdita. L'imposta si calcola su una quota fissa dei ricavi, non sull'utile vero: nel caso prudente Marta perde 4.493 euro e paga lo stesso 127 euro.
- Il risultato dipende quasi tutto da un numero che nessuno conosce prima di aprire: la quota di visitatori che compra. Fra il caso prudente e quello buono ci sono quasi 7.000 euro. È il numero da misurare per primo, con poca spesa, prima di impegnarsi per un anno.
- Anche nel caso buono, il primo anno non paga uno stipendio. È normale, ma va scritto: chi legge il piano deve sapere di cosa vive il titolare mentre l'impresa cresce.
9. Il punto di pareggio
Il punto di pareggio è il numero di pacchi che copre tutti i costi. Ogni pacco lascia 9,61 euro, i costi fissi sono 4.814,03 euro: servono 501 pacchi nell'anno solo per coprirli, prima della pubblicità. Con la pubblicità del caso prudente, il conto non si chiude nel primo anno; in quello buono si chiude.
10. I rischi, e cosa fare se succedono
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| Rischio | Cosa lo segnala | Cosa fa Marta |
|---|---|---|
| Pochi visitatori comprano | Conversione sotto il 2% dopo i primi 500 clic | Ferma la pubblicità e rifà le interviste sul perché |
| Gli abbonati disdicono presto | Meno del 45% ancora abbonato a sei mesi | Frequenza più flessibile, pacchi da 500 g |
| Il caffè rincara | Preventivo della torrefazione più alto del 10% | Prezzo a 36 euro, comunicato agli abbonati con un mese di anticipo |
| La spedizione costa di più | Nuovo listino del corriere | Confronto con un secondo corriere, soglia di ordine minimo |
Una banca legge questa tabella per capire se il titolare ha pensato a cosa può andare storto. I bandi di Invitalia chiedono la stessa cosa con altre parole: gli ostacoli principali, gli scenari alternativi e le azioni correttive.
11. Gli errori che fanno bocciare un business plan
- Il mercato misurato in miliardi. Dire che il settore vale miliardi non dice niente su quanti clienti avrai tu.
- «Il 62% è interessato». È una risposta di cortesia, non una prova: si riportano comportamenti, con il numero delle persone, il loro profilo e la data.
- I costi senza IVA in un forfettario. L'IVA sugli acquisti è un costo, e su un margine piccolo fa la differenza fra guadagnare e perdere.
- I contributi dimenticati. Il minimo INPS si paga anche se non si vende niente.
- Un solo scenario. Un piano con un solo risultato possibile è un piano che non ha guardato i rischi.
- Il codice ATECO vecchio. Dal 2025 il commercio online si classifica per prodotto.
E con ChatGPT?
ChatGPT e gli altri assistenti scrivono un business plan in pochi minuti, e per la struttura e la forma sono un aiuto vero. Il limite è un altro: non sanno se i tuoi clienti esistono, e se glielo chiedi tendono a darti ragione. I numeri che inventano per riempire le tabelle vanno sostituiti con i tuoi listini, e la sezione sul mercato con le risposte di persone vere. Usali per scrivere, non per decidere.
Vale soprattutto per le previsioni di fatturato. Nei gruppi di chi prepara la domanda per Resto al Sud si legge chi chiede come farle, e chi risponde di averle fatte fare all'intelligenza artificiale. Una previsione fatta così moltiplica numeri che nessuno ha controllato. Quella di questo esempio parte da tre numeri che si possono verificare, il prezzo (34 euro), il margine per pacco (9,61 euro) e la quota di visitatori che compra, e li mostra in due casi, prudente e buono: chi legge vede da dove viene ogni cifra, e quale va misurata per prima.
In breve
Un business plan regge se ogni numero ha una fonte e se la domanda è dimostrata con fatti, non con intenzioni. L'esempio di Grani Lenti mostra le due cose che decidono tutto: il margine per pezzo venduto, con l'IVA dentro se sei forfettario, e quanti visitatori diventano clienti, che si misura prima di spendere. Tutto il resto è forma.
Ascolta il tuo mercato prima di investire
Scegli chi ascoltare fra le persone verificate del nostro panel: la nostra AI le intervista in chat: tu scopri cosa fanno oggi, quanto spendono e cosa le frena. Serve prima di lanciare un prodotto, di fissare un prezzo o di presentare un bando. Paghi solo le interviste che ricevi.
1Ci dici cosa vuoi capire e da chi.
2La nostra AI intervista persone reali e verificate del tuo pubblico.
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Se un passo non regge, torna indietro: cambia cliente o proposta, e rifai il giro.
Quando servono i soldi: Verifica la tua idea prima di scrivere il business plan, Business plan (sei qui), Come stimare il mercato della tua app e Pitch deck. Il business plan per banche e bandi, il pitch deck per gli investitori: si scrivono con le prove che hai a quel punto.
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Chi ha scritto questa guida
Giampaolo Mangiaracina — fondatore di Humatic
Nel 2013 ha fondato FadPro, piattaforme e contenuti formativi per clienti corporate, acquisita nel 2019 dalla Graduate School of Management del Politecnico di Milano. Nel 2025 ha fondato CityAdvisor.ai, piattaforma di urban intelligence che misura la competitività di Milano strada per strada. Da oltre dieci anni guida squadre che portano prodotti digitali dall'idea alla consegna, e oggi sistemi di intelligenza artificiale.
Le cifre qui riportate sono quelle delle fonti citate, lette a ottobre 2026. Le indicazioni su tasse, contributi e permessi sono informazione generale, verificata sulle fonti citate alla data dell'aggiornamento: non sono una consulenza fiscale o legale. Prima di agire, verifica il tuo caso con un commercialista e con lo sportello unico del tuo Comune.
